Il linguaggio del layout – individuare regolarità

2. Individuare regolarità

Dopo il concetto base dell’inquadrare la realtàper poterla leggere, segue un assunto ad esso molto legato poiché strettamente connesso alle nostre capacità cognitive, quello dell’individuazione di regolaritàcapaci di guidarci in un’analisi ordinata, e di conseguenza comprensibile, del mondo che ci circonda.

La regolarità delle linee dritte

Non è un caso che le inquadrature principali siano in orizzontale e in verticale. Da studi recenti è emerso che tra tutti gli orientamenti possibili, verticalità e orizzontalità siano gli orientamenti più facili da individuare; questo è possibile grazie a dellecellulesensibili al riconoscimento dellelinee drittee delle loro inclinazioni.In pratica il nostro cervello pare sia predisposto per individuareregolaritànell’ambiente che ci circonda, motivo per cui la combinazione di linee orizzontali e linee verticali viene solitamente utilizzata per costruire un reticolato che individua spazi destinati alla collocazione di elementi: è il caso dellegriglie compositiveche organizzano spazialmente gli oggetti allineandoli verticalmente e/o orizzontalmente rendendoli di più facile lettura agli occhi del nostro sistema cerebrale.

La composizione nelle griglie

Nel design, soprattutto quello delle interfacce visive, il layout definisce la struttura contenente elementi organizzati grazie agli spazi individuati da griglie compositive che ne determinano anche una possibilegerarchia.Una griglia aiuta i designer a organizzare le informazioni in uno schema coerente, suddividendo lo spazio in aree razionali di base definite daigutter– spazi bianchi che separano righe e colonne– (Dan Saffer, 2007). I sistemi di griglie sono molto utili per organizzare lospazio bianco: un elemento fondamentale nel design poiché area vuota che separa da aree piene dando ordine, pulizia e respiro alla struttura d’insieme: layout chiari sono di più semplice interpretazione da parte degli utenti.

griglia compositiva

Grazie alla griglia è inoltre possibile crearerelazionitra gli oggetti allineandoli orizzontalmente o verticalmente oppure costruire unagerarchiasfruttando la regolarità compositiva: sistemare oggetti uno sotto l’altro li farà percepire comesubordinati(la parte alta solitamente è riservata agli elementi più importanti).La natura dell’organizzazione della percezione fu al centro degli interessi della scuolapsicologica della Gestalt(Gestalt è un termine tedesco traducibile approssimativamente conforma)che elaborò un insieme di principi per tradurre l’esperienza percettiva(P. Rookes e J. Willson, 2002): i cinquePrincipi di unificazione percettiva.

Linee dritte: vicinanza e allineamento

Fa parte proprio di questi, il principio secondo cui più oggetti vicini vengono percepiti dalla mente come inrelazionetra di loro, percepiti cioè come appartenenti alla stessa unità:vicinanza.
Non è un caso che proprio lavicinanzasia uno deiquattro principi base di grafica(VARCo) individuati da Robin Williams nel suoImparo l’arte della grafica.Due di tali principi sono strettamente correlati proprio al concetto di linearità e verticalità, e sonovicinanza, per l’appunto, eallineamento. Quando diversi elementi sonovicinivengono percepiti dalla nostra mente comeun’unità visivapiuttosto che come accostamento di elementi separati; la capacità della mente umana di individuare questa regolarità ci permette di organizzare meglio le informazioni, in modo meno confusionario e più chiaro.
Inoltre, per avere un impaginato più pulito e comprensibile è necessario che nessun elemento sia posizionato a caso nella pagina: ognuno deve essere in un rapporto visivo con almeno un altro elemento e, per esserlo, è necessario che siaallineatoad esso.

vicinanza e allineamento


Da fatti fisici a fatti semiotici

Verticale e orizzontale non sono solo fatti fisici, perché a essi siamo soliti associare anche significati ben precisi. Se osserviamo la disposizione degli occhi negli esseri viventi potremmo notare che tutti i mammiferi, uomo compreso, hanno gliocchi affiancatie non disposti uno sopra l’altro. Questa caratteristica fa sì che l’uomo sia predisposto a scrutare la realtà soprattutto insenso orizzontale: siamo capaci di scrutare ciò che ci circonda con unarco visivo di 180°,mentre per osservare oggetti in verticale siamo costretti ad alzare la testa; questo movimento, per noi meno naturale, comporta il percepire le cose in maniera diversa da come sono in realtà: unalunghezzain orizzontale, olarghezza, può apparire ai nostri occhi più breve diun’altezza,anche se in realtà non lo è.

Ciò che riusciamo a vedere intorno a noi si trova su una linea orizzontale; perciò l’orizzontalità rappresenta ciò che èconcreto, mentre la verticalità rappresental’astratto.
L’orizzontale è ciò che esiste: la terra e tutte le cose che ne fanno parte; mentre il verticale invece è tutto ciò che accade, come ad esempio la pioggia o i raggi del sole che ci illuminano e riscaldano. Perciò, grazie anche al nostro bagaglio conoscitivo, l’orizzontalità stabilisceparitàtra le cose, mentre la verticalità individua dellegerarchie.
È proprio da questa differenza in termini fisici chealtoebassoassumono le valenze semiotiche che siamo soliti attribuire loro. “Alto”, da semplice aggettivo qualificativo utilizzato per descrivere dimensioni, diviene termine indicativo di qualcosa disuperiore, che si trova a unlivello più alto: non è un caso che l’Olimpo sia stato collocato nel cielo e non sottoterra; mentre basso, collegato alle cose terrene, viene utilizzato per cose di livelloinferiore. Alto-basso è perciò consideratacategoria universale.
Ovviamente, tra l’alto e il basso abbiamo uno stadio intermedio che viene identificato comecentroe associato all’orizzonte.

cielo e terra

Bibliografia
Critica portatile al Visual design(Riccardo Falcinelli, 2014)
Attenzione e percezione, i processi cognitivi tra psicologia e neuroscienze(R. Dell’Acqua, M. Turatto, 2006)
Design dell’interazione(Dan Saffer, 2007)
Imparo l’arte della grafica(Robin Williams, 2018)